CPS Oristano - Sardegna

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CPS Oristano - Sardegna

Messaggio Da ale la precaria il Sab Feb 06, 2010 3:34 pm

Documento
programmatico presentato durante i lavori dell’Assemblea Plenaria svoltasi in data 25/01/2010






Premessa





Dopo un periodo di febbrile attività, lunedì 25 gennaio si
sono conclusi i lavori preliminari del Tavolo Tecnico, fortemente voluto dal
CPS e indetto dall'Amministrazione Provinciale.


Si ha avuto modo di coinvolgere, mediante una serie di
incontri promossi dalle varie Unioni dei Comuni, tutti gli Amministratori
locali, i Dirigenti Scolastici di ogni ordine e grado e i Sindacati, affinché
ogni distretto territoriale della provincia oristanese, potesse venire
considerato in base alle proprie specificità.



Queste riunioni, pur non avendo elaborato finora proposte concrete sono servite
a sensibilizzare e informare circa le
conseguenze delle scelte del governo Berlusconi in materia di Istruzione.





Risulta difficile, infatti, scindere la situazione locale da
un preciso progetto, in atto ormai da qualche decennio, che solo di recente ha
subito una brusca accelerata atta a ridefinire il profilo e le competenze in
materia di Istruzione.


L’intento appare lampante persino ai più ottimisti:
l’Istruzione pubblica, considerata una voce superflua e dannosa per i bilanci
statali, lentamente ma inesorabilmente
sta divenendo una nuova frontiera di possibile profitto per i Privati, in via
di inserimento nel mondo della scuola mediante “l’anticamera” del riordino
delle Scuole Superiori in vigore dall’ A.S. 2010-11 e definitivamente
riconosciuti nella loro funzione con il disegno di legge Aprea .





I dati OCSE da tempo segnalano ora le innumerevoli mancanze e inefficienze ora
la mancanza di competitività del nostro sistema scolastico rispetto a quelli
presenti nell’UE.


Questi dati da soli, però, non sono in grado di spiegare il
declino dell’istituzione scolastica, finchè non verranno integrati con quelli
seguenti:





-
Negli anni ’70, il 17% del PIL nazionale veniva
destinato all’Istruzione Pubblica; negli anni ’90 la somma investita scendeva
al 4,9%, fino a giungere all’attuale 2,8%;


-
L’attuale governo ha stabilito un taglio quadriennale
all’Istruzione Pubblica che ammonta a circa 8,5 miliardi, mentre negli ultimi 4
anni il finanziamento alle scuole private è aumentato sistematicamente;


-
Un rapporto del Miur , datato marzo 2009, denuncia che
dal 1998 al 2008 , il personale precario è passato da 64mila a 141mila unità.
Ogni 6 insegnanti a tempo indeterminato, uno convive quotidianamente con la
precarietà della propria esistenza e della propria professionalità. Le
conseguenti ricadute nella continuità didattica e dunque nella qualità
dell’insegnamento e apprendimento, sono l’effetto di un personale docente poco
tutelato, valorizzato e soprattutto mai assunto definitivamente.





L'ultima pubblicazione di Bankitalia, a cura degli
economisti Federico Cingano e Piero Cipollone,confermando le nostre
preoccupazioni, sostiene che se lo Stato aprisse i rubinetti nell'istruzione,
ne otterrebbe discreti vantaggi. Basterebbe - sostengono - spendere una cifra,
netta, tra i 2.900 e i 3.700 euro pro capite.


Un anno in più sui banchi di scuola, infatti, rende, nel
medio, lungo periodo, l'8,9% e raggiunge il 9,1% nelle regioni del Sud. Molto
più, per esempio, di un titolo di Stato, come bot, cct, obbligazioni (rendono,
in media, l'1,9%), o di un bond societario. O, più semplicemente, di un investimento
azionario: in 50 anni il rendimento reale lordo di un'azione non supera,
infatti, il 5,2 per cento. A trarne più profitto di tutti sono i laureati.
Complessivamente, una laurea frutta il 10,3%, mentre l'aver superato l'esame di
maturità, il 9,7 per cento. Svetta il Mezzogiorno, dove la laurea arriva a
rendere il 12,3%, contro, per esempio, l'8,3% del Nord-Ovest. Inoltre, un
colletto bianco, nel medio, lungo periodo, guadagna almeno il 50% in più di un
semplice diplomato. Anche il ragazzo che si è fermato alla maturità, in
prospettiva, porta a casa stipendi più alti del 15%-30% rispetto a un giovane
in possesso della sola licenza media.











Riteniamo dunque indispensabile creare un fronte unico,
rappresentato dai Comuni, Provincia, Personale della scuola, Sindacati , per
far sì che le Istituzioni interessate prendano atto delle problematiche in
corso che si stanno traducendo in perdita occupazionale e smantellamento di un
servizio costituzionalmente riconosciuto come quello offerto dalla Scuola.








A riguardo, il Coordinamento
Precari Scuola avanza le seguenti richieste:






Agli
Amministratori degli Enti locali, ai Sindaci, alla Giunta Provinciale e a tutti
i consiglieri, nonché ai parlamentari eletti in Sardegna chiediamo:



  • di
    impegnarsi perché si apra una vertenza Stato- Regione che porti al ritiro
    dei tagli derivanti dalla Legge 133 e dalla Legge 138 del 2008






Alla Provincia chiediamo:


  • una
    maggiore tutela e difesa del
    diritto alla studio nel nostro territorio,
    dato che la provincia di Oristano è stata la più penalizzata dai
    tagli nel corrente anno scolastico;
  • una
    deroga per un anno all’applicazione della Legge 133 e la predisposizione
    di un piano provinciale in collaborazione con l’Unione dei Comuni;
  • Cospicui
    investimenti nell’edilizia scolastica (laboratori, messa a norma etc) che
    garantiscano la qualità del servizio e la sicurezza sia degli operatori
    sia della popolazione studentesca;
  • La
    difesa delle scuole dei piccoli centri, salvo casi specifici come le
    pluriclassi da convertire in "classi aperte";
  • Un
    impegno incondizionato volto alla tutela, salvaguardia e ripristino dei
    posti di lavori persi dal personale docente e non docente nell’anno corrente .






Alla Regione chiediamo:





  • di
    aprire una vertenza con lo Stato che porti al ritiro dei tagli derivanti
    dalla Legge 133 e dalla Legge 138 del 2008



·
l’approvazione di una legge regionale al fine di favorire la permanenza della popolazione
nelle aree territorialmente disagiate ed a rischio di forte decremento
demografico , mediante la promozione
di interventi atti a valorizzare
e mantenere le scuole in tali aree attraverso:


Ø la
concessione, con le modalità ed i criteri annualmente definiti dalla Giunta
regionale di un contributo finanziario
assegnato alle Comunità per la copertura
dei costi sostenuti per l’impiego di personale nella scuola dell’infanzia,
della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado, nell’ambito di
iniziative finalizzate al mantenimento dell’offerta scolastica, alla
razionalizzazione di particolari realtà pluriclasse, ad attività integrative.





  • che
    si faccia carico delle eventuali ore perse non attraverso il finanziamento
    di progetti inutili. A tale proposito si ricorda che in data 22 settembre il Consiglio
    regionale ha approvato un ordine del giorno che prevedeva di “sperimentare
    un modello organizzativo, in deroga alla legislazione nazionale vigente,
    anche ai sensi della legge n. 244 del 2007, commi da 417 a 425, volto a
    innalzare qualità ed economicità del servizio di istruzione, consentendo
    che, a costi invariati, sia la
    Regione a determinare il numero di alunni per



ordine di scuola, per comune, per
unità scolastica e per classe e la struttura oraria delle cattedre;





  • che
    , mediante una legge apposita, si rivedano i parametri circa composizione
    delle classi. Pertanto si richiede che nelle singole classi si
    preveda il tetto massimo di 20
    alunni più 1 e l’inserimento di max 1 alunno disabile ogni 18 per classe,
    in ragione di un rapporto docente-alunno qualitativamente efficace. Questo
    in un’ottica che tenga conto dei bassi livelli di apprendimento degli
    studenti sardi (come da dati OCSE e INVALSI), nonché della particolare
    configurazione geomorfologica, della viabilità sul territorio isolano e la
    relativa distribuzione della popolazione sullo stesso, nella convinzione
    che il sovraffollamento nelle classi vada a detrimento della qualità della
    didattica e, nel contempo, della salvaguardia delle norme in materia di
    sicurezza;
  • che
    si supporti l’attivazione del tempo pieno e tempo prolungato nelle scuole
    di vario ordine e grado.









Ai Dirigenti Scolastici
chiediamo di:



  • denunciare
    le situazioni in cui non sono rispettate le norme di sicurezza;



·
non utilizzare per sostituzioni i docenti di
sostegno sottraendoli alla classe in cui sono inseriti alunni disabili;


  • nominare
    i docenti anche per supplenze inferiori a 15 giorni / 5 giorni, come da
    circolare ministeriale (nota MIUR 06.10.09 prot. N°14991);
  • assicurare agli studenti le attività
    alternative all’insegnamento della religione;
  • non
    utilizzare i docenti precari assunti per svolgere i progetti RAS, per
    sostituire i colleghi assenti;
  • collaborare
    alla compilazione di un questionario predisposto dal CPS per tracciare un
    quadro della situazione delle scuole della provincia









Ai Sindacati
chiediamo:



  • che si dia vita ad una
    efficace campagna sindacale contro qualsiasi forma di precariato selvaggio
    che sottrae sicurezza e dignità ai lavoratori;



  • una
    difesa ad oltranza dei posti di
    lavoro e la richiesta di immediato ripristino di quelli persi nell’A.S. in
    corso;



  • una
    pressione sui vertici nazionali
    delle rispettive organizzazioni affinchè si chieda il ritiro:



Ø
dei tagli derivanti dalla Legge 133 e dalla
Legge 138 del 2008


Ø della
Riforma delle Scuole Secondarie di Secondo Grado in vigore dall’A.S. 2010-11


Ø del
disegno di Legge Aprea


Inoltre chiediamo
che:



  • si
    rifiutino pseudo -ammortizzatori sociali come il cosiddetto “salva precari
    “ ( D.L. 134, 25/09/09), perché
    iniquo in quanto esclude una parte consistente dei lavoratori senza
    aggiungere nulla ai diritti già acquisiti;
  • concorrano
    all’indizione di uno sciopero generale di tutte le sigle sindacali (così
    come per lo sciopero del 5 febbraio), e si impegnino a sostenere tutte le forme
    di mobilitazione possibili come lo stesso blocco degli scrutini;
  • tramite
    le RSU vengano convocate delle
    assemblee nelle singole scuole e che, attraverso la contrattazione
    di istituto, si tutelino realmente
    i diritti dei docenti precari e non.












Nel confidare
nell’impegno comune, chiediamo che il presente documento venga sottoscritto dai
soggetti citati.
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